Un appartamento possiede già un impianto a radiatori, ma il proprietario vorrebbe un secondo sistema per riscaldare rapidamente gli ambienti più utilizzati, ridurre l’uso della caldaia e affrontare meglio le mezze stagioni. Le alternative più frequenti sono due:
- installare una stufa a pellet;
- utilizzare uno o più climatizzatori reversibili, cioè split a pompa di calore aria-aria, capaci di produrre sia caldo sia freddo.
Se i radiatori rimangono disponibili e serve soprattutto un’integrazione invernale accompagnata dal raffrescamento estivo, nella maggior parte degli appartamenti lo split a pompa di calore è la soluzione più razionale.
Questo non significa che funzioni bene in qualsiasi situazione. La convenienza dipende dalla disposizione delle stanze, dalle temperature esterne, dall’isolamento dell’edificio, dal costo dell’energia, dalla posizione delle unità interne e dall’uso effettivo della casa.
Vediamo quindi dove la pompa di calore è realmente vantaggiosa, quali sono i suoi limiti e quando la stufa a pellet può ancora avere senso.
Prima di tutto: che cos’è uno split a pompa di calore
Un climatizzatore reversibile non è una semplice resistenza elettrica. In inverno preleva calore dall’aria esterna e lo trasferisce dentro l’abitazione; in estate inverte il ciclo ed espelle all’esterno il calore presente nei locali.
L’efficienza istantanea in riscaldamento viene espressa attraverso il COP, cioè il rapporto tra calore fornito ed energia elettrica consumata.
Se una macchina lavora con COP 3 significa, in termini semplificati, che:
- consuma 1 kWh di energia elettrica;
- fornisce circa 3 kWh di energia termica all’ambiente.
Il valore stagionale è rappresentato dallo SCOP, che cerca di descrivere il rendimento medio durante un’intera stagione di riscaldamento. Come ricorda ENEA, le pompe di calore ad aria forniscono più energia termica di quella elettrica impiegata, ma potenza e rendimento variano con le condizioni di funzionamento.
Perché la presenza dei radiatori cambia la decisione
Se lo split dovesse essere l’unico impianto dell’appartamento, sarebbe necessario dimostrare che riesca a coprire il fabbisogno invernale di ogni stanza anche nelle giornate più fredde.
Con i radiatori già presenti, invece, non è necessario chiedere allo split di fare tutto. I due sistemi possono svolgere funzioni differenti:
- la pompa di calore riscalda rapidamente gli ambienti occupati e lavora con elevata efficienza nelle temperature esterne più favorevoli;
- i radiatori distribuiscono il calore anche in camere, bagni e locali lontani;
- durante le giornate molto fredde, il generatore collegato ai radiatori copre il carico di punta;
- in estate, gli split raffrescano e riducono l’umidità interna.
La presenza dell’impianto tradizionale consente quindi di utilizzare la pompa di calore proprio dove rende meglio, senza sovradimensionarla per affrontare da sola pochi giorni estremamente freddi.
Una strategia realistica per il clima di Cuneo
In un appartamento a Cuneo o in provincia imposterei normalmente il funzionamento in questo modo.
Autunno e primavera
Gli split possono riscaldare da soli gli ambienti principali. Con temperature esterne miti la pompa di calore lavora in condizioni favorevoli e permette di evitare l’accensione completa dell’impianto a radiatori.
È la situazione nella quale il vantaggio è spesso maggiore: si produce soltanto il calore necessario, nel locale effettivamente utilizzato.
Inverno ordinario
Gli split possono continuare a riscaldare soggiorno, cucina o zona giorno, mentre i radiatori vengono mantenuti a una temperatura più bassa per garantire uniformità nelle altre stanze.
Questa regolazione evita sia di riscaldare eccessivamente tutto l’appartamento sia di lasciare freddi bagni e camere lontane.
Giornate particolarmente fredde
Quando la temperatura esterna scende molto, la potenza disponibile e il COP della pompa di calore diminuiscono. Si aggiungono inoltre i cicli di sbrinamento dell’unità esterna.
In queste condizioni i radiatori possono tornare a essere il sistema principale, mentre gli split rimangono un supporto nelle zone più frequentate.
Estate
La stufa a pellet non offre alcun servizio. Gli split, invece, possono raffrescare e deumidificare gli ambienti. Questo doppio utilizzo rende normalmente più breve il tempo di recupero dell’investimento.
Il freddo esterno è un problema?
Una buona pompa di calore moderna può funzionare anche con temperature ampiamente sotto lo zero. La vera domanda non è però se riesca ad accendersi, ma quanta potenza termica eroghi e quanta elettricità consumi a quelle temperature.
La potenza commerciale riportata nel nome della macchina viene generalmente riferita a condizioni standard. Un climatizzatore dichiarato da 3,5 kW non fornisce necessariamente 3,5 kW in tutte le condizioni.
Per un’installazione a Cuneo bisogna controllare almeno:
- potenza termica disponibile a −7 °C e, quando dichiarata, a −10 °C;
- COP alle basse temperature;
- SCOP per clima medio o freddo;
- temperatura esterna minima ammessa dal costruttore;
- riduzione della potenza durante gli sbrinamenti;
- potenza elettrica massima assorbita.
ENEA evidenzia che, nelle macchine che utilizzano l’aria esterna, la potenza resa diminuisce al diminuire della temperatura e che intorno a 0 °C può diventare necessario lo sbrinamento, con un consumo aggiuntivo. Questo non rende la pompa di calore inadatta al Nord Italia, ma impone di scegliere il prodotto attraverso le tabelle prestazionali e non soltanto attraverso la classe energetica.
Il limite più importante: l’aria calda non attraversa bene le stanze
Uno split riscalda soprattutto il locale nel quale è installato. L’aria calda può raggiungere un ambiente comunicante, ma non supera efficacemente corridoi, porte socchiuse e stanze con geometrie complesse.
Un errore frequente consiste nel collocare una sola unità nel corridoio, sperando che distribuisca il calore in tutto l’appartamento. Il risultato tipico è un corridoio molto caldo e camere ancora fredde.
In termini indicativi:
- in un piccolo appartamento aperto, un’unità ben posizionata può coprire gran parte della zona abitata;
- con soggiorno e cucina comunicanti, lo split della zona giorno può fornire un buon contributo;
- se zona giorno e zona notte sono separate, possono servire due unità interne;
- con molte camere normalmente chiuse, i radiatori rimangono indispensabili per distribuire uniformemente il calore.
La scelta del numero e della posizione degli split deve quindi partire dalla planimetria, non soltanto dalla superficie complessiva.
Monosplit o multisplit?
Un monosplit collega una sola unità interna a una sola unità esterna. Un multisplit utilizza un’unica unità esterna per alimentare due o più unità interne.
Due monosplit separati
Vantaggi:
- spesso maggiore efficienza quando funziona una sola unità;
- migliore capacità di modulazione;
- funzionamento indipendente;
- se una macchina si guasta, l’altra continua a funzionare.
Svantaggi:
- due unità esterne sulla facciata o sul balcone;
- maggiore impatto estetico;
- più spazio necessario.
Un multisplit
Vantaggi:
- una sola unità esterna;
- minore occupazione della facciata o del balcone;
- soluzione spesso più accettabile in condominio.
Svantaggi:
- l’efficienza può diminuire quando funziona una sola unità interna;
- la potenza esterna deve essere ripartita tra gli split accesi;
- un guasto dell’unità esterna ferma l’intero sistema.
Non esiste una soluzione sempre migliore. Se lo spazio esterno lo consente, due monosplit sono spesso tecnicamente interessanti; se l’impatto sulla facciata è determinante, il multisplit può essere il compromesso corretto.
Comfort: aria calda contro calore della stufa
La stufa a pellet fornisce un calore intenso e percepibile nelle sue vicinanze. Una parte viene emessa dalle superfici calde e una parte distribuita attraverso il ventilatore. Per molte persone la sensazione è piacevole, soprattutto in un soggiorno ampio.
Lo split riscalda invece facendo circolare aria. Questo comporta alcuni aspetti da considerare:
- temperatura raggiunta rapidamente;
- possibilità di programmazione e controllo da remoto;
- maggiore differenza di temperatura tra zona vicina e lontana;
- movimento dell’aria potenzialmente fastidioso;
- ventilatore udibile, soprattutto alla massima velocità;
- necessità di pulire regolarmente i filtri.
Per migliorare il comfort è preferibile mantenere la macchina accesa a bassa potenza per periodi più lunghi, invece di accenderla al massimo soltanto quando l’ambiente è ormai freddo. Il getto non dovrebbe essere diretto verso divano, tavolo da pranzo, letto o postazione di lavoro.
È inoltre importante non confondere il ricircolo dell’aria con la ventilazione: lo split non introduce aria esterna e non sostituisce la VMC o l’apertura delle finestre.
Quanto costa il calore prodotto
Per confrontare correttamente le due soluzioni bisogna calcolare il costo del kWh termico effettivamente fornito all’abitazione.
Pompa di calore
La formula semplificata è:
costo del kWh elettrico ÷ COP reale = costo del kWh termico
Con un costo elettrico marginale di 0,30 €/kWh:
| COP reale | Costo indicativo del calore |
|---|---|
| 4,0 | 0,075 €/kWh termico |
| 3,5 | 0,086 €/kWh termico |
| 3,0 | 0,100 €/kWh termico |
| 2,5 | 0,120 €/kWh termico |
| 2,0 | 0,150 €/kWh termico |
Il valore di 0,30 €/kWh è soltanto un esempio di calcolo. Per una valutazione reale si deve utilizzare il costo variabile della propria fornitura, distinguendolo dalle quote fisse che si pagherebbero comunque. Prezzi e offerte possono essere confrontati attraverso il Portale Offerte indicato da ARERA.
Stufa a pellet
La formula semplificata è:
prezzo del pellet al kg ÷ (potere calorifico × rendimento della stufa)
Supponendo, soltanto come esempio:
- pellet a 0,45 €/kg;
- potere calorifico pari a 4,8 kWh/kg;
- rendimento della stufa dell’88%;
si ottiene:
0,45 ÷ (4,8 × 0,88) = circa 0,107 €/kWh termico
Il prezzo energetico può quindi risultare simile a quello della pompa di calore in una giornata fredda. Lo split tende a essere più conveniente nelle mezze stagioni, con COP elevato; il pellet mantiene una prestazione più stabile quando la temperatura esterna scende.
Nel confronto complessivo devono però entrare anche:
- manutenzione annuale;
- pulizia della stufa e del sistema fumario;
- energia elettrica comunque consumata dalla stufa per coclea e ventilatori;
- acquisto, trasporto e deposito del pellet;
- utilizzo estivo dello split;
- eventuale produzione fotovoltaica.
Quanto costa installare i due sistemi nel 2026
Gli importi dipendono da marca, potenza, lunghezza delle linee, opere murarie, ponteggi, accessibilità e condizioni della canna fumaria. Come puro ordine di grandezza:
| Intervento | Fascia orientativa |
|---|---|
| Monosplit di buona qualità installato | 1.500–2.500 € |
| Sistema dual split installato | 2.800–4.500 € |
| Stufa a pellet con installazione semplice | 3.000–5.000 € |
| Stufa con nuova canna fumaria complessa | anche oltre 5.000–7.000 € |
Questi valori non costituiscono un preventivo. Una linea frigorifera lunga, lo scarico condensa difficile o un’unità esterna collocata in quota possono far aumentare il costo degli split. Per il pellet, l’adeguamento o la realizzazione del sistema fumario può diventare la voce più onerosa.
Manutenzione e gestione quotidiana
Split a pompa di calore
Richiede:
- pulizia periodica dei filtri;
- controllo dell’unità interna e dello scarico condensa;
- pulizia dello scambiatore esterno;
- verifica del circuito frigorifero quando necessaria;
- mantenimento libero dello spazio intorno alle unità.
La gestione quotidiana è quasi nulla: non bisogna acquistare combustibile, caricare il serbatoio o rimuovere cenere.
Stufa a pellet
Richiede:
- approvvigionamento e deposito dei sacchi;
- carico del pellet;
- pulizia del braciere e rimozione della cenere;
- manutenzione della stufa;
- pulizia del canale da fumo e della canna fumaria;
- controllo del tiraggio e delle condizioni di combustione.
La stufa non è inoltre completamente indipendente dall’elettricità: coclea, centralina e ventilatori richiedono alimentazione.
Emissioni e regole piemontesi per il pellet
La pompa di calore non produce fumi o particolato nel luogo di utilizzo. La stufa a pellet è più controllata rispetto a vecchi apparecchi a legna, ma rimane un generatore a combustione con emissioni locali.
La Regione Piemonte ricorda che:
- stufe e caldaie a pellet devono essere installate a regola d’arte e registrate nel Catasto Impianti Termici;
- deve essere utilizzato pellet certificato A1;
- non si possono installare generatori con classe inferiore a quattro stelle;
- durante il semaforo antismog arancione o rosso è vietato utilizzare generatori a biomassa con classe inferiore a cinque stelle.
Le limitazioni effettive dipendono anche dalla zona nella quale ricade il Comune e dalla presenza di un altro sistema di riscaldamento. Prima di acquistare una stufa è quindi necessario verificare la classificazione del generatore e le regole applicabili. ARPA Piemonte
Installazione in condominio
Entrambe le soluzioni richiedono verifiche preliminari.
Per gli split
Occorre valutare:
- regolamento condominiale;
- decoro e visibilità dell’unità esterna;
- distanze e disponibilità di balconi, cavedi o coperture;
- rumore verso finestre e proprietà vicine;
- passaggio delle linee frigorifere;
- scarico della condensa estiva;
- acqua prodotta durante gli sbrinamenti invernali;
- eventuali vincoli paesaggistici o sulla facciata.
Lo scarico non deve gocciolare sulla facciata, sul marciapiede o sul balcone sottostante. Anche la posizione dell’unità esterna deve consentire manutenzione e corretta circolazione dell’aria.
Per la stufa a pellet
Il nodo principale è il sistema fumario. Non è sufficiente praticare un foro nella parete e scaricare i fumi in facciata. Devono essere verificate possibilità di raggiungere la copertura, distanze, attraversamenti delle parti comuni, tiraggio, accessibilità per la pulizia e compatibilità con il regolamento condominiale.
In molti appartamenti esistenti questo rende il pellet tecnicamente o economicamente poco conveniente.
Serve aumentare la potenza del contatore?
Non necessariamente. Uno split capace di fornire 3–4 kW termici non assorbe normalmente la stessa potenza elettrica: durante il funzionamento modulato può richiedere meno di 1 kW, ma nei momenti più gravosi l’assorbimento può crescere.
Bisogna considerare la contemporaneità con:
- forno e piano a induzione;
- asciugatrice e lavatrice;
- scaldacqua elettrico;
- altri split;
- ricarica di un’automobile;
- eventuali resistenze elettriche.
Prima di aumentare il contatore conviene esaminare la potenza massima assorbita della macchina e i prelievi già registrati in bolletta. In alcuni casi 3 kW sono sufficienti con una buona gestione; in altri è opportuno passare a 4,5 o 6 kW.
Il fotovoltaico rende sempre conveniente la pompa di calore?
Il fotovoltaico migliora la convenienza, ma non annulla automaticamente i consumi invernali. Nei mesi più freddi la produzione è inferiore e una parte importante del riscaldamento avviene la sera, quando l’impianto non produce.
Il vantaggio cresce quando:
- la pompa di calore lavora durante le ore diurne;
- l’abitazione mantiene bene il calore accumulato;
- si utilizzano temperature interne regolari;
- l’impianto fotovoltaico ha una buona produzione invernale;
- i consumi vengono programmati per aumentare l’autoconsumo.
Anche senza fotovoltaico, tuttavia, una pompa di calore può risultare conveniente grazie al COP superiore a uno.
Quattro casi pratici
Caso 1 – Appartamento di 65 m² con zona giorno aperta
L’appartamento ha caldaia autonoma, soggiorno e cucina comunicanti e due camere separate.
Soluzione ragionevole:
- un monosplit nella zona giorno;
- radiatori nelle camere e nel bagno;
- split utilizzato da solo nelle mezze stagioni;
- impianto misto durante l’inverno.
In questo caso la pompa di calore può ridurre sensibilmente le ore di accensione della caldaia e risolvere anche il raffrescamento estivo.
Caso 2 – Appartamento di 100 m² molto compartimentato
Un unico split in soggiorno non può riscaldare tre camere oltre il corridoio.
Soluzione ragionevole:
- split nella zona giorno;
- eventuale seconda unità nel disimpegno della zona notte, soltanto se la geometria consente una distribuzione efficace;
- radiatori mantenuti nelle singole camere.
Installare una macchina più potente nel soggiorno non risolve il problema distributivo: rende soltanto più caldo il locale nel quale si trova.
Caso 3 – Piano terreno poco isolato e con problemi di umidità
Lo split può riscaldare rapidamente, ma non elimina automaticamente pareti fredde, ponti termici o risalita capillare.
Prima dell’installazione occorre distinguere:
- condensa superficiale;
- infiltrazioni;
- umidità di risalita;
- ventilazione insufficiente.
La pompa di calore può migliorare temperatura e controllo estivo dell’umidità, ma non sostituisce la diagnosi della causa.
Caso 4 – Riscaldamento centralizzato con contabilizzazione
Lo split consente di utilizzare meno i radiatori, ma il proprietario continuerà normalmente a sostenere una quota fissa delle spese condominiali.
La convenienza deve quindi essere valutata sulla quota variabile realmente evitabile, non sull’intera bolletta condominiale. Lo split può rimanere interessante per comfort, autonomia nelle mezze stagioni e raffrescamento, anche quando il risparmio sul riscaldamento è limitato.
Gli errori più frequenti
Scegliere la macchina soltanto in base ai metri quadrati
La superficie non descrive isolamento, altezza, finestre, esposizione, temperatura esterna e disposizione dei locali. Serve almeno una stima del carico termico.
Guardare soltanto la classe A+++
La classe energetica non dice quanta potenza resterà disponibile durante una mattina molto fredda. Devono essere lette le tabelle a bassa temperatura.
Installare uno split troppo potente
Il sovradimensionamento non aiuta a spingere il calore nelle altre camere. Può peggiorare modulazione, rumore, cicli di accensione e comfort.
Spegnere completamente i radiatori in tutte le stanze
Camere e bagni possono diventare troppo freddi, aumentando differenze termiche e rischio di condensa sulle superfici più deboli.
Trascurare rumore e flussi d’aria
Una macchina efficiente ma installata sopra il divano o di fronte al letto può diventare insopportabile. Posizione e velocità minima del ventilatore contano quanto la potenza.
Dimenticare condensa e sbrinamento
In estate l’unità interna produce condensa; in inverno l’unità esterna può scaricare acqua durante gli sbrinamenti. Entrambi i flussi devono essere gestiti correttamente.
Considerare lo split un sistema di ventilazione
Lo split ricircola l’aria presente nel locale. Non elimina anidride carbonica, odori o inquinanti attraverso un ricambio con l’esterno.
Quando sceglierei lo split
Lo sceglierei quando:
- i radiatori restano disponibili;
- serve anche il raffrescamento estivo;
- si vuole riscaldare rapidamente una zona precisa;
- l’appartamento ha almeno un ambiente ampio e ben comunicante;
- non esiste una canna fumaria facilmente utilizzabile;
- si desidera ridurre manutenzione e gestione quotidiana;
- è presente o previsto un impianto fotovoltaico;
- si vogliono evitare emissioni di combustione nel contesto urbano.
Quando la stufa a pellet può ancora avere senso
La prenderei in considerazione quando:
- si desidera espressamente il tipo di calore e l’estetica della stufa;
- bisogna riscaldare soprattutto un grande ambiente unico;
- esiste già un sistema fumario conforme e facilmente manutenzionabile;
- l’edificio si trova in una zona molto fredda e lo split sarebbe spesso utilizzato con COP ridotto;
- la fornitura elettrica è debole o soggetta a frequenti limitazioni, pur ricordando che anche la stufa necessita di elettricità;
- non interessa il raffrescamento estivo;
- approvvigionamento, deposito e movimentazione del pellet non costituiscono un problema.
La conclusione
In un appartamento che possiede già i radiatori, la pompa di calore aria-aria è generalmente più versatile della stufa a pellet. Consente di riscaldare nelle mezze stagioni, integrare l’impianto nei giorni freddi e raffrescare in estate, senza combustibile da movimentare e senza canna fumaria.
La scelta fallisce quando si pensa che una sola unità possa riscaldare uniformemente tutte le stanze o quando si acquista la macchina guardando soltanto potenza nominale e classe energetica.
Prima dell’intervento devono essere verificati:
- fabbisogno termico degli ambienti;
- disposizione e utilizzo delle stanze;
- prestazioni della macchina alle basse temperature;
- posizione delle unità e gestione della condensa;
- potenza elettrica disponibile;
- regole condominiali e vincoli sulla facciata;
- costo effettivo dell’elettricità e del combustibile;
- modalità di integrazione con i radiatori.
Lo Studio di Ingegneria Lerda può valutare a Cuneo e provincia il sistema più adatto, confrontando fabbisogno dell’appartamento, impianto esistente, alternative di installazione e costi di esercizio prima di richiedere i preventivi.
Devi scegliere tra split, pellet o utilizzo combinato con i radiatori? Un’analisi preliminare permette di dimensionare correttamente l’intervento ed evitare una macchina potente ma collocata nel posto sbagliato.
