La corretta scelta del impianto di riscaldamento e di raffreddamento, è una delle più importanti quando si ristruttura casa.
Il pavimento radiante può essere un’ottima opzione in una ristrutturazione completa. Se pavimenti e sottofondi sono già da rifare, è più semplice inserirlo nei lavori. Se invece occorre demolire finiture in buono stato, modificare porte e soglie e affrontare opere che non erano previste, bisogna capire se i benefici giustificano la spesa aggiuntiva.
Il confronto tra impianti parte da qui. Il rendimento delle macchine conta, ma le opere necessarie per installarle possono incidere altrettanto sulla convenienza dell’intervento.
Per scegliere il riscaldamento bisogna quindi valutare quanto costerà realizzarlo, quanto consumerà e come funzionerà nella vita quotidiana. La temperatura indicata dal termostato descrive solo una parte del comfort: contano anche l’uniformità del calore, il rumore, i movimenti d’aria e la possibilità di riscaldare ogni stanza secondo le proprie esigenze.
L’impianto va dimensionato sulla casa ristrutturata
La prima verifica riguarda le dispersioni che l’edificio avrà dopo i lavori. Un appartamento all’ultimo piano, sotto una copertura poco isolata, richiede più calore di un alloggio della stessa superficie circondato da ambienti riscaldati. Isolare il tetto o le pareti e sostituire i serramenti può ridurre sensibilmente questa richiesta, rendendo adatte anche soluzioni che prima non lo erano.
Il progetto deve tenerne conto. Sostituire la caldaia prendendo come riferimento soltanto la potenza di quella vecchia, oppure scegliere una pompa di calore in base ai metri quadrati, può portare a un dimensionamento poco adatto. Una macchina più grande del necessario costa di più e può lavorare peggio. Caleffi: dimensionamento ed efficienza degli impianti.
Contano anche le abitudini di chi abiterà la casa. Mantenere una temperatura stabile durante tutta la giornata è un’esigenza diversa dal riscaldare un alloggio usato soltanto nel fine settimana. Nel secondo caso serve una risposta più rapida, tenendo presente che l’aria può scaldarsi in poco tempo, mentre muri e pavimenti rimasti freddi a lungo richiedono più tempo per raggiungere condizioni confortevoli.
I termosifoni si possono tenere, anche con una pompa di calore
Cambiare generatore non obbliga a eliminare i radiatori. Se sono in buone condizioni, così come le tubazioni, conservarli può evitare una parte consistente dei lavori.
La caldaia e la pompa di calore producono il calore; i radiatori, il pavimento e il soffitto radiante lo cedono agli ambienti. Una pompa di calore aria-acqua può quindi alimentare anche i termosifoni, purché la loro resa sia sufficiente nelle condizioni di funzionamento previste.
La verifica riguarda soprattutto la temperatura dell’acqua. Abbassandola, il radiatore cede meno calore. Dopo un intervento di isolamento, però, anche la stanza può averne bisogno di meno: è questo equilibrio che permette, in alcuni casi, di conservare i terminali esistenti. Dove la resa non basta, si può valutare di sostituire o aumentare le dimensioni dei soli radiatori insufficienti.
Il materiale, da solo, non decide la compatibilità. Dimensioni del radiatore, caratteristiche del modello e dispersioni del locale contano più dell’etichetta «ghisa» o «alluminio». Una temperatura di mandata contenuta favorisce il rendimento della pompa di calore, ma deve comunque permettere di riscaldare tutta l’abitazione. Viessmann: rendimento stagionale e terminali.
Per una casa a Cuneo o nelle valli, il progetto deve considerare le condizioni invernali più impegnative. Sapere che una pompa di calore può funzionare a basse temperature esterne non basta a stabilire se riuscirà a riscaldare quell’abitazione. Occorre verificare quanta potenza fornisce e quanto consuma alla temperatura dell’acqua necessaria, tenendo conto degli sbrinamenti e delle eventuali integrazioni elettriche. Caleffi: progettazione degli impianti aria-acqua.
Se si conservano i radiatori ordinari, resta da risolvere il raffrescamento estivo, per il quale occorre un altro sistema.
Quando vale la pena passare al radiante
Se la ristrutturazione comprende il rifacimento dei pavimenti, il radiante merita di essere valutato fin dall’inizio. L’ampia superficie di scambio permette di distribuire il calore con acqua a temperature relativamente basse, favorevoli all’abbinamento con una pompa di calore. L’assenza dei radiatori lascia inoltre più libertà nell’arredare le pareti. Uponor: riscaldamento e raffrescamento a pavimento.
Per chi abita stabilmente la casa e desidera una temperatura regolare, sono vantaggi concreti. Bisogna però verificare tutto il pacchetto di pavimentazione: isolamento, tubazioni, massetto e finitura, oltre alle quote delle porte e ai carichi sul solaio. La sola altezza del pannello non rappresenta l’ingombro completo.
Esistono sistemi ribassati che consentono di intervenire con spessori contenuti, ma ogni soluzione ha una propria stratigrafia. Cambiano anche i tempi di risposta: un impianto a bassa inerzia si comporta diversamente da uno inserito in un massetto più consistente. Rossato: caratteristiche dei sistemi ribassati.
Se invece si vuole conservare il pavimento, un’alternativa è il soffitto radiante, soprattutto quando sono già previsti dei controsoffitti. Può riscaldare e raffrescare senza intervenire sulla pavimentazione. In inverno il calore viene trasmesso anche per irraggiamento: la tendenza dell’aria calda a salire non impedisce quindi al sistema di riscaldare il locale. REHAU: sistemi radianti a soffitto.
Vanno però verificati l’altezza che resterà nei locali e lo spazio da riservare a luci e altri impianti. La superficie disponibile per i pannelli deve essere sufficiente a fornire la potenza richiesta. Ci sono poi ragioni architettoniche da considerare: coprire volte o travi a vista può contrastare con gli obiettivi della ristrutturazione.
La scelta tra pavimento e soffitto dipende dunque dalle parti dell’abitazione sulle quali si può intervenire. Resta comunque importante l’isolamento: installare un soffitto radiante non risolve, da solo, le dispersioni di un pavimento sopra un locale freddo.
Gli split: meno opere, ma attenzione alla distribuzione dell’aria
Gli split caldo/freddo sono pompe di calore aria-aria: riscaldano o raffreddano direttamente l’aria dei locali. Possono servire come integrazione oppure costituire l’impianto principale, se dimensionati per questo utilizzo. Daikin: riscaldare con i climatizzatori.
Sono una possibilità interessante quando si vogliono limitare le opere edili e ottenere anche il raffrescamento estivo. Occorre però studiare bene la distribuzione dell’aria: un apparecchio in corridoio non garantisce che tutte le camere raggiungano la temperatura desiderata, soprattutto con le porte chiuse. Le unità vanno collocate in funzione degli ambienti da trattare, evitando getti diretti su letti, divani e postazioni di lavoro.
Anche il rumore va considerato alla portata d’aria necessaria per scaldare la stanza. Un dato di silenziosità ottenuto alla velocità minima è poco utile se, nelle giornate fredde, quella velocità non basta.
Nel confronto economico va inclusa anche l’acqua calda sanitaria. I normali split non la producono: serve un apparecchio dedicato oppure un sistema specifico che comprenda questa funzione. Il loro prezzo, da solo, non è quindi confrontabile con quello di un impianto che provvede sia al riscaldamento sia all’acqua calda. Daikin: sistemi multi e produzione sanitaria.
I ventilconvettori, o fan coil, sono un’altra possibilità. Utilizzano acqua proveniente dal generatore e una ventola per scambiare calore con l’aria. Possono riscaldare e raffrescare con un impianto predisposto, ma richiedono filtri accessibili, scarichi della condensa e tubazioni adeguatamente isolate.
Il raffrescamento radiante richiede anche il controllo dell’umidità
Un impianto a pavimento o a soffitto può essere utilizzato in estate, ma non basta far circolare acqua fredda. Le superfici sottraggono calore senza rimuovere direttamente il vapore acqueo dall’aria. Il progetto deve prevedere il controllo dell’umidità e la protezione dalla condensa, normalmente attraverso una deumidificazione attiva. Uponor: deumidificazione e impianti radianti.
La ventilazione meccanica controllata rinnova l’aria e non sostituisce automaticamente il deumidificatore. Questo vale anche per una VMC con scambiatore entalpico, che può trasferire umidità tra i flussi senza svolgere una deumidificazione attiva. Zehnder: scambiatore entalpico.
Deumidificatori e canalizzazioni occupano spazio, hanno un costo e possono produrre rumore: vanno inseriti nel progetto fin dall’inizio. Occorre verificare anche se il radiante riesce a coprire il fabbisogno estivo. In presenza di grandi vetrate non schermate, per esempio, può servire un’integrazione ad aria.
Quanto costa cambiare impianto
I prezzi pubblicati dai produttori possono dare un primo ordine di grandezza, a condizione di leggere le esclusioni. I valori riportati nella tabella si riferiscono a singole voci e configurazioni: non sono preventivi dello Studio Lerda né prezzi rilevati per una specifica abitazione a Cuneo.
| Voce | Riferimento economico | Che cosa considerare |
|---|---|---|
| Pavimento radiante, materiali e posa | 60–90 €/m² + IVA | Esclusi generatore, collegamenti, massetto e finitura |
| Pompa di calore aria-acqua | 5.000–15.000 € per l’apparecchio | Installazione e adattamenti da aggiungere; dotazioni e IVA da precisare |
| Specifico soffitto radiante in cartongesso | 176–194 €/m² + IVA | Comprende struttura e posa del cartongesso nella configurazione del produttore |
| Deumidificazione canalizzata | 3.400–4.920 € + IVA | Esempi per circa 90–130 m², con ulteriori collegamenti e opere indicati separatamente |
Fonti: Rossato, pavimento radiante; Bosch, pompa di calore aria-acqua; Rossato, soffitto e deumidificazione.
Applicando il prezzo del pavimento radiante a cento metri quadrati di impianto, si ottengono 6.000–9.000 euro più IVA. È il costo di quella voce, non dell’intero impianto: restano da aggiungere le lavorazioni e le forniture escluse. Per il soffitto bisogna anche chiarire quale superficie viene conteggiata, perché l’estensione del controsoffitto e quella effettivamente radiante possono essere diverse.
Per confrontare due proposte servono computi riferiti allo stesso insieme di opere: generatore, eventuale accumulo sanitario, terminali, distribuzioni e regolazione, ma anche opere edili, collegamenti elettrici, scarichi, progettazione e messa in servizio. Le esclusioni devono essere esplicite e il loro costo va aggiunto al confronto.
Va poi distinta la spesa già prevista per la ristrutturazione da quella dovuta alla scelta dell’impianto. Il rifacimento di un pavimento che sarebbe stato comunque sostituito non va attribuito interamente al radiante; una demolizione necessaria soltanto per installarlo, invece, rientra nel suo costo aggiuntivo.
La spesa iniziale e il risparmio in bolletta
Il rendimento di una pompa di calore cambia con le condizioni di utilizzo. Per stimare la bolletta serve una prestazione riferita all’intera stagione: il COP dichiarato per una singola condizione di prova non descrive da solo i consumi dell’anno.
L’esempio seguente considera 12.000 kWh di calore annuo da fornire all’impianto, elettricità a 0,30 €/kWh e gas a 1,10 €/Sm³. Per il gas si assumono un contenuto energetico di 10,7 kWh/Sm³, sul potere calorifico superiore, e un rendimento stagionale del 92% sulla stessa base. Sono ipotesi di calcolo, non tariffe correnti o previsioni per una casa specifica.
| Generatore e prestazione ipotizzata | Consumo annuo | Spesa energetica |
|---|---|---|
| Gas, rendimento stagionale 92% | Circa 1.219 Sm³ | Circa 1.341 € |
| Pompa di calore, prestazione stagionale 2,5 | 4.800 kWh elettrici | 1.440 € |
| Pompa di calore, prestazione stagionale 3,5 | Circa 3.429 kWh elettrici | Circa 1.029 € |
| Pompa di calore, prestazione stagionale 4,0 | 3.000 kWh elettrici | 900 € |
Una prestazione stagionale di 3,5 significa, nel calcolo adottato, fornire 3,5 kWh di calore per ogni kWh elettrico consumato. Con i prezzi ipotizzati, il pareggio rispetto al gas si trova intorno a 2,7; cambiando tariffe e rendimenti cambia anche il risultato. Caleffi: confronto del costo del calore.
L’esempio esclude acqua calda sanitaria, raffrescamento, quote fisse, manutenzione e consumi accessori non già compresi nei rendimenti. Nel confronto tra impianti reali bisogna considerare anche le perdite della distribuzione, la regolazione e l’elettricità assorbita da circolatori e altri ausiliari, senza conteggiare due volte le stesse voci.
Il risparmio annuo deve poi essere rapportato all’investimento. Se una soluzione costa 7.000 euro in più e riduce la spesa di 300 euro all’anno, il ritorno semplice supera i 23 anni, prima di considerare incentivi, manutenzioni, sostituzioni e costo del denaro. Può comunque essere una scelta giustificata dal comfort o da altre esigenze, ma non sarebbe corretto motivarla soltanto con il risparmio energetico.
Anche il contributo del fotovoltaico va stimato considerando quanta energia è disponibile nelle ore in cui funziona l’impianto. Una produzione annua elevata non garantisce, da sola, la copertura dei consumi invernali.
Quando conviene conservare una parte dell’esistente
Una ristrutturazione può procedere per fasi. Se la caldaia è recente e funziona bene, mantenerla mentre si migliora l’isolamento può essere ragionevole. La sua sostituzione si potrà progettare conoscendo il nuovo fabbisogno dell’abitazione e le temperature richieste dai terminali.
Un sistema ibrido affianca pompa di calore e caldaia. La possibilità di utilizzare entrambi i generatori va valutata insieme ai costi per mantenerli, comprese le manutenzioni e la fornitura del gas. Deve esserci una ragione tecnica o economica per scegliere questa configurazione. Bosch: sistemi ibridi.
Se l’appartamento è servito da un impianto centralizzato, la valutazione deve partire dalle caratteristiche del sistema condominiale e dalle condizioni tecniche e amministrative per modificarlo.
Prima dell’ordine vanno chiariti anche gli incentivi. Dal 2025 è esclusa dalle detrazioni edilizie ed energetiche la sostituzione degli impianti invernali con caldaie uniche alimentate a combustibili fossili. Una nuova caldaia a gas non può quindi essere conteggiata automaticamente come spesa agevolata. Per gli altri interventi vanno verificati requisiti e adempimenti applicabili. Agenzia delle Entrate, circolare 8/E del 19 giugno 2025.
Una scelta da fare insieme al progetto della casa
Nel nostro intervento su un appartamento di circa 100 m², il pavimento radiante è stato realizzato insieme alla nuova distribuzione interna, alla VMC, all’isolamento e ai serramenti a triplo vetro. Si trattava di una ristrutturazione integrale, nella quale era possibile coordinare queste lavorazioni.
In un alloggio con pavimenti da conservare e impianti ancora efficienti, la stessa soluzione potrebbe richiedere una spesa difficile da giustificare. Prima di chiedere i preventivi conviene quindi definire quali risultati si vogliono ottenere, quali parti della casa saranno modificate e che cosa può essere mantenuto.
Lo Studio di Ingegneria Lerda segue la progettazione energetica e impiantistica in coordinamento con i lavori di ristrutturazione. Per una prima valutazione sono utili una planimetria, le bollette di un anno, l’eventuale APE e una descrizione delle opere previste.
Contatta lo Studio Lerda oppure consulta il servizio Energy and comfort. Telefono: 0171 699198.
Riferimenti normativi
I principali riferimenti per gli interventi descritti sono riportati di seguito. La loro applicazione dipende dalle opere previste, dalle caratteristiche dell’edificio e dell’impianto e dalla disciplina vigente alla data rilevante per l’intervento. Sostituire un generatore, rifare un impianto e ristrutturare l’intero edificio non comporta necessariamente gli stessi obblighi.
Progettazione e prestazioni energetiche
- D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 192, e successive modifiche, in particolare l’articolo 8: disciplina la prestazione energetica degli edifici e la documentazione di progetto. È il riferimento per la relazione tecnica energetica comunemente chiamata «relazione ex Legge 10», da predisporre nei casi previsti. L’APE e la relazione di progetto hanno funzioni diverse. Testo su Normattiva.
- D.M. 26 giugno 2015 sui requisiti minimi, aggiornato dal D.M. 28 ottobre 2025: definisce metodologie di calcolo, verifiche e prescrizioni energetiche per edifici e impianti, differenziandole secondo il tipo di intervento. L’aggiornamento è entrato in vigore il 3 giugno 2026; per ciascun progetto va individuata la disciplina applicabile. D.M. 28 ottobre 2025, Gazzetta Ufficiale.
- D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 199, articolo 26 e Allegato III, come modificato dal D.Lgs. 9 gennaio 2026, n. 5: regola l’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici. Gli obblighi vanno verificati in relazione alla categoria dell’intervento e alle disposizioni transitorie: non è corretto attribuire automaticamente a ogni cambio di caldaia quelli previsti per una ristrutturazione dell’impianto. Aggiornamento dell’Allegato III, articolo 29 del D.Lgs. 5/2026.
Installazione, documentazione e controlli
- D.M. 22 gennaio 2008, n. 37, e successive modifiche, in particolare gli articoli 5 e 7: riguarda la progettazione degli impianti, l’esecuzione da parte di imprese abilitate e la dichiarazione di conformità, completa degli allegati previsti. Le condizioni che richiedono il progetto di un professionista vanno distinte dai casi nei quali può redigerlo il responsabile tecnico dell’impresa. D.M. 37/2008.
- D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74, e D.M. 10 febbraio 2014: disciplinano esercizio, manutenzione e controlli degli impianti termici, nonché i modelli del libretto e dei rapporti di efficienza energetica. Adempimenti e periodicità non sono identici per ogni apparecchio. D.P.R. 74/2013; D.M. 10 febbraio 2014.
Disposizioni del Piemonte e detrazioni
- D.G.R. Piemonte 4 agosto 2009, n. 46-11968, e successive modifiche: contiene disposizioni regionali sul riscaldamento, sul condizionamento e sul rendimento energetico, da considerare anche quando si interviene su impianti centralizzati. Per il Catasto degli impianti termici e le attività di accertamento e ispezione il riferimento è la D.G.R. 21 maggio 2021, n. 10-3262. D.G.R. 46-11968/2009; D.G.R. 10-3262/2021 e allegati.
- D.L. 4 giugno 2013, n. 63, articoli 14 e 16, nei testi vigenti: sono i riferimenti per ecobonus e detrazioni per il recupero edilizio richiamati nell’articolo. La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 8/E del 19 giugno 2025 chiarisce, tra l’altro, l’esclusione delle caldaie uniche alimentate a combustibili fossili. Per gli altri impianti l’agevolazione dipende dai requisiti dell’intervento e dagli adempimenti richiesti, non dal solo acquisto di un apparecchio efficiente. Circolare 8/E del 2025.
L’elenco riguarda i temi trattati nell’articolo e non esaurisce tutte le verifiche di un progetto. Vanno considerati, quando pertinenti, anche titoli edilizi, vincoli, prescrizioni acustiche e disposizioni sui refrigeranti. I collegamenti ai produttori presenti nel testo sono invece fonti tecniche e commerciali: non sostituiscono i riferimenti normativi.
Riferimenti normativi verificati al 1° settembre 2026
